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Rebecca: l'amore per la chimica e per il mondo, da Vicoforte a Basilea

Dove ha inizio la tua avventura?

A Torino. Come molti altri ragazzi e ragazze della provincia di Cuneo, dopo le scuole superiori, mi sono trasferita per continuare gli studi.

Inizialmente avrei voluto studiare medicina, ma purtroppo o per fortuna, non ho superato il test per accedere alla facoltà ed ho dovuto ripiegare su una seconda scelta: quella che si è rivelata essere la miglior scelta che potessi fare.

Per non perdere un anno, iniziai il Corso di Chimica. Ho sempre avuto una forte curiosità per la disciplina, ma non immaginavo che quella che sarebbe dovuta essere una delusione, in realtà si riveló essere una gran benedizione: il mio non ingresso alla facoltà di medicina mi ha, infatti, aperto le porte verso quella la mia vera vocazione.

Da subito ho avvertito la sensazione di essere nel posto giusto, di aver scelto il percorso di studi più adatto a me, e che più mi soddisfaceva.

Ecco che, passato il primo anno, ho deciso di non riprovare il test di medicina, per continuare con la chimica, sebbene tutte le difficoltà che questa scelta ha comportato.


Cos'è capitato dopo?

Dopo un triennio a Torino piuttosto intenso e dopo tutta la determinazione necessaria per laurearsi in tempo in Chimica, ho inizato a scoprire che quella che inizialmente era solo una grande passione, era in realtà diventata una ragione di vita.

Uno degli esami meno importanti dell’ultimo anno si è rivelato, invece, per me il più significativo: i polimeri ed i materiali sono infatti stati l'argomento che ho deciso di approfondire sviluppandone una tesi.

Ammetto, peró, che dopo la laurea triennale ero stanca di tutto.

Innanzitutto del sistema universitario italiano: in tre anni di Università sono previsti soltanto due mesi di Laboratorio, il che, per una facoltà come Chimica, è un tempo talmente breve da risultare pressochè inutile, dal punto di vista formativo.

Stanca anche di tutto ció che non funziona, come i treni, che collegano spesso molto male Cuneo a Torino e stanca di sentirmi condannata a non poter intraprendere una valida carriera.

In Italia, infatti,  non esista nessuna specializzazione sui polimeri, nè esiste alcuna valida prospettiva di lavoro; la ricerca è assolutamente sottostimata nonchè sottopagata.

Queste mancanze unite, alla mia voglia di scontrarmi con il mondo e fare esperienze, mi ha messo in condizione di scegliere di proseguire gli studi all'estero, in particolare a Basilea.

 

Perchè hai scelto proprio Basilea?

Ció che mi ha spinto in questa direzione è stata la volontà di approfondire le mie conoscenze linguistiche. Parlo fluentemente inglese, conosco bene il francese ed in vista di possibili posizioni lavorative future, ho pensato che impratichirmi anche con il tedesco, fosse tutto di guadagnato.

Inoltre, poi, Basilea è il paradiso della chimica!

Molti dei migliori marchi del settore pharma-chimico trovano qui la loro sede, ed è stato facile , dopo alcune ricerche, imbattermi nella FHNW, Fachhochschule Nordwestschweiz, l'Università tecnica perfetta per le mie esigenze.

Infatti è qui che viene maggiormente privilegiato l'ambito di studi che tanto mi appassiona, offrendo in oltre un ottimo progetto formativo che permette agli studenti di impratichirsi in aziende vere e proprie: un sogno!

Dopo aver sostenuto il test d’ingresso nel novembre del 2014 ed essere stata ammessa, non senza la condizione di dover fare due mesi di tirocinio pre-università, il primo Dicembre 2014 mi sono trasferita ed ho iniziato il laboratorio.

 

Com'è la vita di una cuneese in Svizzera?

In svizzera si sta bene, non mi posso di certo lamentare!

E' un paese molto bello, non solo dal punto di vista paesaggistico, ma anche e soprattutto organizzativo e funzionale: treni, tram e bus sempre in perfetto orario, niente code chilometriche negli uffici pubblici, niente inferni burocratici. . . inoltre ci sono buone possibilità di lavoro, il tasso di disoccupazione è al 3%  e gli stipendi sono altissimi.

Allo stesso tempo peró la vita qui è molto cara, e dal punto di vista della socialità non è affatto la stessa cosa: noi italiani siamo più aperti, più "charmant". Gli svizzeri sono piuttosto chiusi e riservati, e non è facile fare conoscenze.

Per non parlare del fatto che sono qui da un anno ed il Tedesco ancora non lo parlo: Basilea è un melting-poi incredibile di culture, ma si parla lo svizzero-tedesco, un dialetto molto diverso dal tedesco "puro" e complicatissimo da parlare e da comprendere. Parlo e studio in inglese e così non ho ancora potuto realizzare la mia vilontà di poter inserire una quarta lingua nel mio curriculum.

 

Senti la mancanza di Mondovì? Pensi di tornarci finiti gli studi a Basilea?

Lasciare la mia città e la mia vita non è stato sicuramente semplice: i primi mesi sono i più duri per il senso di spaesamento e di solitudine con cui ti ritrovi e sicuramnte perchè le possibilità di tenersi in contatto con la famiglia e gli amici sono meno frequenti.

Certo è, peró, che per nulla al mondo avrei rinunciato alla possibilità di conoscere e vivere da vicino una cultura ed  un paese diverso, con tutti i pro ed i contro che ne derivano.

Purtroppo la mentalità italiana mi stava un po' stretta, forse perchè ancora ancorata a retaggi del passato, tanto che ho potuto accorgermene solo andandomene, perchè era una mentalità che apparteneva anche a me, essendoci nata e cresciuta.

Col passare del tempo le cose diventano più semplici: ti crei nuove abitudini, tutte tue, che ti permettono di stabilire un nuovo equilibrio con te stesso e con gli altri.

Dove mi vedo in futuro? Ancora non lo so.

Per il momento avró corsi fino a febbraio, dopodichè mi dedicheró per otto mesi alla stesura della tesi magistrale, periodo in cui avró la possibilità di lavorare per alcune aziende, che nel mio caso, incrociando le dita, potrebbe essere la Hoffman-La Roche, con un progetto sui miei amati polimeri e biosensori per applicazioni mediche.

Mi è sicuramente facile escludere l'Italia dal mio futuro immediato.

Conclusi i miei studi mi lasceró la possibilità di accogliere il maggior numero di offerte di lavoro, non importa dove, voglio continuare a girare il mondo; nonostante a Basilea mi trovi bene, non penso possa essere il posto dove vorrei restare.

Ad oggi non mi sento appartenere ad alcun luogo in particolare: ho la famiglia e gli amici di una vita a Mondovì, dove peró non vivo più, mi trovo a Basilea fondamentalmente solo per la carriera e attualmente ho una relazione a distanza e la mia ragazza non si trova in Italia.

Perció chissà: mi sento cittadina del mondo. Mi sento curiosa e avventurosa e non c’è periodo migliore, se non i miei ventitrè anni per girovagare e sperimentare. Si vedrà. Come si suol dire andró dove mi porta il vento. . .o la chimica!

fonte: TargatoCN
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